Trova un tesoro in ogni errore

La cultura dell'errore
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Trova un tesoro in ogni errore

Nella vita quotidiana come in quella lavorativa ci si trova a sbagliare, a commettere errori. È una cosa naturale, fa parte della natura umana, se ne parlava già ai tempi di Cicerone e Seneca.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. La citazione attribuita a sant’Agostino è chiara: se è umano sbagliare non lo è perseverare.

E se sbagliare fa parte della natura umana, anche la paura di sbagliare è naturale e normale. Il rischio però è che la paura ci paralizzi, impedendoci di sperimentare o di agire.

Significato di errore

Errore /er·ró·re/

sostantivo maschile

1. l’allontanarsi dalla verità, dal giusto o dalla regola; sbaglio, sproposito: errore di giudizio, di valutazione; errore di calcolo, di misura; errore di lingua, di grammatica, di stampa; fare, commettere un errore; essere, cadere, incorrere, indurre in errore; correggere gli errori |salvo errore, a meno che non vi sia qualche sbaglio involontario |per errore, per sbaglio, specialmente di distrazione dim. errorino, erroretto, erroruccio, pegg. erroraccio
2. in senso morale, fallo, colpa, peccato: scontare i propri errori; errori di gioventù
3. nelle scienze sperimentali, differenza fra il valore vero e quello rilevato dagli strumenti di misura
4. (dir.) mancata o imprecisa conoscenza di un fatto o di una disposizione di legge: errore di fatto, di diritto

Etimologia: ← dal lat. errōre(m), deriv. di errāre ‘vagare, smarrirsi, sbagliarsi’.

Ciò significa che quando sbagliamo facciamo una deviazione dal percorso o dal risultato prefissato, ma questo non rappresenta necessariamente un fallimento, la deviazione infatti ci può insegnare qualcosa di nuovo.

Dagli errori si impara

La versione beta dei programmi ne è un esempio. I programmatori rilasciano la versione beta per apprendere e sviluppare una applicazione/programma, grazie alle segnalazioni degli utenti. È solo grazie agli errori di programmazione, rilevati dagli utenti che il programma/applicazione viene ottimizzato fino a raggiungere la versione che viene rilasciata come definitiva.

Possiamo quindi dire che l’errore di per sé non è negativo. Nella storia, gli errori di laboratorio sono stati funzionali a diverse scoperte e invenzioni. Così come, in un viaggio, deviare dalla strada principale ci permette di scoprire nuovi paesaggi e nuove opportunità, così l’errore ci regala informazioni e ci insegna sempre qualcosa.

Con gli errori si acquisiscono nuove informazioni, si accresce la conoscenza e la competenza e, in alcuni casi, si migliorano i processi aziendali. Pensiamo alla teoria evolutiva che vede in una sequenza di deviazioni ed errori delle caratteristiche umane, il primo necessario passaggio verso un cambiamento, un’evoluzione.

Eppure, se da un lato la paura di sbagliare paralizza e blocca l’azione, dall’altro capita che alcuni errori vengano commessi ripetutamente. Questo perché la mente è pigra e tende a ripetere azioni per ridurre la “fatica”. Cerchiamo di capire come possiamo evitarlo.

La riflessione come metodo

Una pratica fondamentale per poter imparare dalle nostre esperienze è la riflessione.

Dal latino reflectĕre ossia ‘piegare all’indietro’, riflessione significa anche soffermarsi con il pensiero su qualcosa, considerare attentamente.

La riflessione è necessaria per sviluppare un processo virtuoso di miglioramento continuo.

Innanzi tutto, dobbiamo considerare il saper riflettere sulle nostre esperienze, come la ricerca di un tesoro, e quindi provare a praticare la riflessione attiva in ogni occasione della nostra vita, fino a farlo diventare parte integrante del nostro modo di affrontare la vita.

La riflessione si attiva dopo ogni esperienza vissuta, sia che abbia dato risultati positivi che negativi, praticando questi tre step:

  • Identificare tutti gli elementi che compongono l’esperienza (quale scopo, quali azioni, chi ha coinvolto)
  • Accettare ciò che si è ottenuto (il risultato, le emozioni provate, quali effetti)
  • Farne tesoro (cosa si può ripetere, cosa fare meglio e cosa non fare più)

Questo ciclo è molto simile a quello che si utilizza per ottimizzare i processi: si analizzano i dati, le attività e i risultati con l’obiettivo di ottimizzare, ossia di non ripetere le azioni che hanno disatteso le aspettative.

Cultura aziendale dell’errore

Questo metodo permette di scongiurare la paura dell’errore e la conseguente immobilità e inattività, effetto particolarmente dannoso in ambito professionale.

In America così come in gran parte dell’Europa del nord, l’errore è parte di una cultura che lo incentiva e lo rende protagonista dei metodi aziendali. Ecco perché il numero di start-up innovative è decisamente più elevato all’estero rispetto che all’Italia, dove all’errore si preferisce la prudenza.

“There is much to be said for failure. It is much more interesting than success” (Max Beerbohm 1872–1956).

Il fallimento, l’errore, ha in sé più di una lezione utile. Una precisa e puntuale analisi degli errori commessi, come negli esperimenti di laboratorio, garantisce un’evoluzione dei processi e delle idee.

Gli ingredienti principali per stimolare e sviluppare la cultura dell’errore sono:

  • La responsabilità: cioè la capacità di rispondere, accettando le conseguenze delle proprie azioni.
  • Un clima di sicurezza: ossia un ambiente in cui le interazioni siano aperte e basate sulla fiducia.
  • La leadership: quella capacità di sviluppare l’autenticità dei collaboratori.

Un’organizzazione che si basa su questi requisiti crea un ambiente in cui i collaboratori non hanno paura di proporre nuove idee e dove quindi è possibile sviluppare un clima di apprendimento autentico, oltre che di innovazione e continuo aggiornamento.

Concludendo

«Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto»
Michael Jordan

Togliendo la connotazione negativa all’errore, si favorisce lo sviluppo. Commettere errori potrebbe diventare l’atuot del successo, sempre che si riconoscano, si accettino e si trasformino in una risorsa. Quindi gli errori non vanno nascosti o fatti scorrere via. Ogni errore dovrebbe essere evidenziato, analizzato e reso pubblico così che tutti possano imparare qualcosa ed evitare di ripeterlo in futuro.

E tu? Hai paura di sbagliare?

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